FaceApp e privacy: come cedere a ignoti i nostri dati

faceapp

Spopola sul web l’app FaceApp che è in grado, partendo da una foto, di poter cambiare il sesso del soggetto rappresentato.
Il risultato è sorprendente: FaceApp applica una serie pazzesca di filtri che sono in grado di effettuare la trasformazione in maniera impeccabile. La foto che ho messo in questo inizio di post è emblematica: FaceApp lavora veramente bene!

Tuttavia qualche problema dobbiamo pure porcerlo, vi pare? Cosa ci guadagna chi sviluppa una roba del genere? Qual è il core business dell’azienda che produce questo software? Ma soprattutto: chi sono quelli che hanno creato FaceApp?

Per comprendere qualcosa dobbiamo fare uno sforzo che va al di là dei piani monthly o yearly proposti come acquisto in app. Quindi, dobbiamo iniziare a capire come funziona realmente questa app che è stata rilasciata nel gennaio 2017 dalla Wireless Lab, un’azienda russa con sede a San Pietroburgo, fondata da Yaroslav Goncharov.

«Abbiamo sviluppato una nuova tecnologia che sfrutta le reti neurali per modificare in maniera realistica il volto nelle foto» spiega il fondatore e Ceo, Yaroslav Goncharov. «Il nostro principale elemento di differenziazione è il fotorealismo. Dopo aver applicato un filtro, è ancora la tua foto. Altre app cambiano intenzionalmente un’immagine in un modo divertente, ma non più una foto reale».

Bingo! La trasformazione delle foto non avviene sullo smartphone ma sui server dell’azienda! Vi lascio un articolo bellissimo da leggere, redatto da Wired che spiega perfettamente sia l’intreccio di FaceApp con società fantasma localizzate negli USA, sia il modo in cui avviene il completo raggiro delle più elementari norme della privacy. Qui il post (link).

L’articolo è mediamente lunghetto e andrebbe letto per intero. Mi permetto di sunteggiare qui il tutto. Un dato di fatto è che il gruppo russo che sta dietro FaceApp sta archiviando uno dei più ricchi e puliti dataset di volti al mondo per allenare l’intelligenza artificiale al riconoscimento facciale, con procedure per nulla trasparenti. 

In pratica stiamo cedendo i nostri volti e le nostre identità a una società russa di cui sappiamo poco, che in cambio ci fornisce foto simpatiche, realistiche e ben realizzate.

E lo facciamo volontariamente! Diamo loro un nostro patrimonio in cambio di un sorriso. Queste foto modificate, tra poco, andranno nel dimenticatoio. E ne sono certo. Esiste un precedente: FaceApp nel 2017 esplose per la prima volta invecchiando le persone… che fine hanno fatto quelle foto?

Vi lascio con un’ultima mia amara risata e considerazione: qualcuno sta lottando contro le Istituzioni per non cedere i nostri dati attraverso la APP Immuni (che pubblica il codice sorgente per dimostrare la bontà di quello che esegue) che ha uno scopo nobile, salvo poi cedere molto di più ad un’azienda russa di cui non sappiamo nulla. Quando qualcuno (es. Immuni) ti chiede i dati in maniera espressa, non te li sta rubando, te li sta chiedendo e in questo caso non c’è violazione della privacy. Quando qualcun altro se li prende e li usa con scopi differenti si prefigura un mezzo furto legalizzato delle informazioni.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: