Se potrai avere una FTTC e non una FTTH, te lo devono indicare chiaramente

Il Senatore Stefano Esposito (in questa sede è decisamente irrilevante stabilire a quale partito appartenga) ha presentato un emendamento  al decreto fiscale in Commissione Bilancio che obbliga le compagnie telefoniche di usare il termine fibra s a patto che questo cavo, evoluto e pregiato, arrivi fino all’abitazione della persona (FTTH).

Diversamente, in presenza di un tratto in rame (FTTC, FTTS, FTTB) le compagnie sono obbligate ad indicarne la presenza. Il caro vecchio rame, come noto, causa un maggiore degrado delle prestazioni della DSL ed è il maggiore responsabile dell’instabilità del segnale.

Questo emendamento mi trova favorevole. Tempo fa’ un operatore di call center della Vodafone mi propose “la fibra” fino a casa mia. Chiesi esplicitamente se fosse la FTTH perché informai l’operatore di essere già in possesso di una FTTC. Dopo aver avuto raccomandazioni che la fibra arrivasse in casa eseguii una registrazione vocale e, a distanza di 5 giorni, arrivò la Vodafone Station. Aprii il pacco e notai che l’oggetto aveva solo l’ingresso per il cavo in rame. Capii che si trattava di FTTC e chiesi il recesso.

Oltre al fastidio di dovermi recare in posta e pagare una raccomandata con ricevuta di ritorno, ebbi anche quello di dover riconsegnare il modem all’operatore di logistica (fortunatamente si trova a 10km da casa mia).

Ad oggi l’unico modo di poter comprendere se si è in presenza di una FTTH o meno è quello di chiedere espressamente quale sarà la massima velocità raggiungibile. Solo la FTTH garantisce velocità in download fino a 1Gb/s; le altre no.

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