Gli ERRORI che fai quando testi il 5G in vacanza (li fanno anche gli esperti)

Smartphone su spiaggia con speedtest a 0.5 Mbps e testo Stai Sbagliando 5G al mare

Perché Internet va lento al mare? Congestione estiva, 5G e gli errori che facciamo tutti nei test

Speedtest deludenti in vacanza? Ecco perché la rete mobile soffre d’estate, gli errori più comuni quando si testano 4G e 5G al mare e come valutare davvero una connessione.

Ogni estate la storia si ripete. Arrivi in vacanza, il telefono mostra il simbolo del 5G, magari pure tutte le tacche, poi apri uno speedtest e il risultato ti fa cadere le braccia. Scatta la sentenza: “questo operatore fa schifo”, “la BTS è gestita male”, “hanno il 5G ma non funziona niente”.

In questo articolo voglio fare una cosa diversa dal solito lamento da ombrellone. Ti spiego perché le reti mobili vanno in crisi d’estate, quali sono gli errori più comuni che vedo fare quando qualcuno prova a testare la rete in vacanza — errori che fanno anche utenti esperti, con le app di mappatura celle aperte sullo smartphone — e ti do gli strumenti per capire cosa sta succedendo davvero. Tra “la rete è gestita a caso” e “la rete sta facendo esattamente quello che deve fare” c’è di mezzo un mondo, ed è un mondo che vale la pena raccontare.

La congestione estiva: prima ancora che di tecnologia, è un problema di matematica

Partiamo dal fenomeno. Una località balneare che d’inverno conta cinquemila abitanti ad agosto può arrivare a cinquantamila presenze. La rete mobile di quella zona è stata dimensionata su un traffico medio annuale: nessun operatore installa dieci volte la capacità necessaria per usarla tre settimane l’anno, perché quella capacità costa in spettro, in apparati, in trasporto dati.

Il risultato è la saturazione. La cella ha un certo numero di resource block, cioè le “fette” di spettro radio che vengono distribuite agli utenti connessi. Più utenti attivi ci sono, meno risorse toccano a ciascuno. È una divisione, non un mistero. Alle 19 di un sabato di agosto, quando tutti caricano le storie della giornata in spiaggia, quella divisione diventa impietosa con chiunque, anche con la rete meglio costruita d’Italia.

E qui arriva il primo punto importante: la congestione non si misura con le tacche. Puoi avere un segnale eccellente e navigare malissimo, perché il segnale ti dice quanto bene “senti” l’antenna, non quante risorse l’antenna ha da darti in quel momento. Da questa confusione nascono quasi tutti gli errori di valutazione.

Errore 1: confondere l’intensità del segnale con le prestazioni

È il padre di tutti i fraintendimenti. Molti utenti, anche smanettoni, guardano l’RSRP — la potenza del segnale ricevuto — e ragionano così: “la banda bassa mi dà -95 dBm, la banda alta mi dà -110 dBm, quindi la rete dovrebbe tenermi sulla banda bassa, che ha più copertura”. Chiariamo subito i termini: le bande basse sono le frequenze sotto il gigahertz (in Italia i 700 e gli 800 MHz), quelle che si propagano lontano e attraversano bene i muri. Le bande alte sono le frequenze più elevate, come i 2600 MHz del 4G o i 3,5 GHz del 5G, che offrono molta più capacità ma coprono distanze minori e faticano di più con gli ostacoli. Detta in breve: le bande basse portano il segnale lontano, le bande alte portano tanti dati.

Sembra logico. È sbagliato. Per due motivi.

Il primo è la fisica. Le frequenze basse si propagano meglio e penetrano meglio nei muri, quindi mostreranno sempre un RSRP migliore rispetto ai 2600 MHz o ai 3,5 GHz del 5G. Confrontare l’RSRP tra bande diverse è come confrontare il volume di un basso e di un violino: suonano a frequenze diverse, si comportano diversamente.

Il secondo motivo è che l’RSRP non dice nulla sulla capacità. Una banda bassa in Italia è tipicamente larga 10 MHz per operatore: pochissima capienza, e in estate è già piena di utenti che devono starci, perché sono lontani dal sito o dentro case con muri spessi. Una banda alta come la B7 a 2600 MHz porta invece dai 10 ai 20 MHz a seconda dell’operatore, e si somma spesso ad altre portanti in carrier aggregation, moltiplicando la capacità disponibile. Un segnale più debole su una banda larga e scarica, magari aggregata con altre, può darti prestazioni molto migliori di un segnale fortissimo su una banda stretta e intasata.

La metrica che conta davvero in congestione si chiama SINR, il rapporto tra segnale, interferenza e rumore. È il SINR, insieme alla larghezza di banda e al carico della cella, a determinare quanto navighi veloce. Se fai test seri, è il primo valore da guardare.

Errore 2: “la rete mi aggancia alle bande a caso”

Quando lo smartphone resta agganciato a una banda alta con segnale debole invece di scendere su una banda bassa con segnale forte, molti concludono che la gestione software della rete sia sbagliata, casuale, fatta male.

Sta succedendo l’esatto contrario. La rete sta applicando una strategia precisa che si chiama traffic steering. Le celle comunicano ai telefoni delle vere e proprie regole di ingaggio, con priorità assegnate a ogni layer di frequenza. E queste priorità dicono, in sostanza: “finché il segnale sulla banda di capacità regge sopra una certa soglia, resta lì; scendi sulle bande basse solo quando non hai alternative”.

Perché? Perché le bande basse sono la riserva di copertura della rete. Servono a chi sta in campagna, al piano terra di un palazzo, a chilometri dal sito. Se la rete parcheggiasse sulle bande basse tutti quelli che hanno segnale debole ma ancora utilizzabile sulle bande alte, quella riserva collasserebbe in mezz’ora, e in piena stagione turistica sarebbe un disastro.

Quando vedi il telefono “incaponirsi” sulla B7 con segnale al limite, non stai assistendo a un errore: stai assistendo a un bilanciamento del carico deliberato. Poi si può discutere se le soglie scelte da quell’operatore in quella zona siano ottimali, e quello è un dibattito legittimo tra addetti ai lavori. Ma “gestione a caso” è la conclusione sbagliata tratta da un comportamento corretto.

Errore 3: trattare 4G e 5G come bande intercambiabili

Altro classico: “avevo la n28 in 5G che andava bene, poi la rete mi ha buttato sulla banda 7 in 4G senza logica”.

Qui bisogna spiegare come funziona il 5G NSA (Non-Standalone), che è la modalità con cui la stragrande maggioranza degli smartphone italiani usa il 5G oggi. In NSA il telefono non si connette “al 5G” e basta: mantiene due collegamenti radio contemporaneamente, uno verso il 4G e uno verso il 5G. In gergo tecnico questi due collegamenti si chiamano “gambe”, perché il telefono cammina letteralmente su due gambe.

La gamba 4G è quella portante, l’ancora. Si aggancia per prima, trasporta tutta la segnalazione tra telefono e rete, non molla mai. La gamba 5G è quella aggiuntiva: la rete la attiva solo quando il segnale NR è sufficiente e serve esclusivamente a trasportare più dati. Il 4G è il motore principale sempre acceso, il 5G è un secondo motore che si accende quando le condizioni lo permettono.

Cosa succede quando ti allontani dal sito, entri in casa, o sei a bordo cella sui 3,5 GHz che hanno poca gittata? Il segnale 5G scende sotto soglia e la rete rilascia la gamba 5G. Il telefono non “cade” e non viene “sbattuto” da nessuna parte: ritira semplicemente la gamba aggiuntiva e continua a camminare su quella 4G, che era lì da sempre, sotto.

Ecco svelato il presunto salto “senza logica” dalla n28 alla banda 7: non è la rete che sceglie male tra due bande alternative, è la gamba 5G che viene rilasciata, e l’app di monitoraggio a quel punto ti mostra solo l’ancora 4G che reggeva la connessione fin dall’inizio. Una delle due era il pavimento, l’altra era il piano costruito sopra. Confrontarle come opzioni equivalenti significa confrontare due piani diversi dell’architettura.

Errore 4: ignorare chi altro sta usando quel sito

Questo è l’errore più sottile, e riguarda le reti condivise. In Italia esiste ZefiroNet, l’accordo con cui WindTre e Iliad condividono i siti nelle aree meno dense del Paese, mettendo in comune, dove previsto dall’accordo, anche le frequenze.

Sulla carta è una potenza: più bande aggregate, più larghezza complessiva. Ma c’è un rovescio della medaglia che quasi nessuno considera nei confronti: su quel sito navigano i clienti di due operatori contemporaneamente. Tutta quella “potenza di fuoco” va divisa per una platea doppia.

Ecco perché confrontare le prestazioni di un sito condiviso ultra-equipaggiato con quelle di un sito concorrente più modesto — ma che serve la clientela di un solo operatore — è un confronto strutturalmente falsato. Se il sito condiviso soffre di più in saturazione, la spiegazione più probabile non è “software pessimo”: è che sta servendo il doppio delle persone. Prima di emettere sentenze sulla qualità di gestione, la domanda giusta è sempre la stessa: quanti utenti stanno attingendo a queste risorse?

Errore 5: fidarsi ciecamente delle app di mappatura celle

App come LTE Italy o CellMapper sono strumenti meravigliosi, li uso e li consiglio. Ma vanno capite per quello che sono: database crowdsourced, costruiti con le segnalazioni degli utenti. Non sono lo specchio della rete, sono lo specchio di quello che gli utenti hanno rilevato fino a quel momento.

Da qui derivano due errori tipici. Il primo: “su quel sito l’app non mostra la banda X, quindi la banda X non c’è”. No: magari nessuno l’ha ancora mappata, o la configurazione è cambiata da poco. Il secondo, ancora più azzardato: dedurre dalla lista delle bande se il sito è collegato in fibra oppure no. A parte che l’app non può saperlo, c’è un fatto tecnico che smonta il ragionamento: i moderni ponti radio in banda E trasportano tra i 10 e i 20 gigabit al secondo di serie, e nei modelli più recenti arrivano oltre i 40. Un sito senza fibra può avere un trasporto dati eccellente, e un sito in fibra può soffrire comunque per congestione radio. Nel mondo circa il 60% dei siti mobili è backhauled via radio, non via fibra: assenza di fibra ≠ collo di bottiglia. Il collo di bottiglia in una località balneare ad agosto è quasi sempre l’interfaccia radio, non il trasporto.

Errore 6: il metodo di test che invalida tutto

Arriviamo alla metodologia, il punto dove crollano quasi tutti i confronti fai-da-te. Gli errori ricorrenti sono tre.

Telefoni diversi per SIM diverse. Ogni smartphone ha il suo modem, le sue antenne, le sue combinazioni di carrier aggregation supportate. Se testi l’operatore A sul telefono X e l’operatore B sul telefono Y, stai confrontando i telefoni almeno quanto gli operatori. Il confronto serio si fa con tutte le SIM sullo stesso dispositivo, alternandole nello stesso punto e nella stessa finestra temporale.

Il “fidatevi, ho fatto cento test”. Senza numeri mostrati, medie, orari e distribuzione, cento test valgono quanto zero. Chi seleziona i risultati che confermano la propria tesi di partenza sta facendo cherry picking, spesso senza nemmeno rendersene conto. Se parti già convinto di cosa troverai, i dati ti daranno ragione per forza.

Generalizzare da un punto a un Paese. Le prestazioni radio dipendono dal singolo sito, dal suo carico, dalla sua configurazione, dagli ostacoli tra te e l’antenna. Quello che misuri sul terrazzino di un villaggio in Calabria descrive quel terrazzino, quel sito, quell’ora. Trasformarlo in “questo operatore va male in tutta Italia” è un salto logico che nessun dato autorizza.

Il punto vero: la rete d’estate non è rotta, è piena

La conclusione che voglio lasciarti è questa. Quando a Ferragosto lo speedtest piange, nella maggior parte dei casi non stai guardando una rete gestita male: stai guardando una rete dimensionata per undici mesi l’anno che ne sta affrontando uno impossibile. Le scelte che sembrano assurde — come tenerti su una banda alta col segnale basso — sono spesso le scelte che tengono in piedi la navigazione di tutti gli altri.

Attenzione: non significa che gli operatori siano esenti da colpe. Soglie configurate male, siti non potenziati per anni, zone turistiche croniche mai adeguate esistono eccome, e vanno denunciate. Ma per denunciarle con credibilità servono dati raccolti con metodo, non sentenze basate su un RSRP letto di fretta. La differenza tra un utente che si lamenta e uno che capisce sta tutta lì.

FAQ

Perché ho 5 tacche ma internet non funziona?
Le tacche misurano l’intensità del segnale, non la capacità disponibile. In una cella congestionata puoi avere segnale perfetto e pochissime risorse assegnate. È il sintomo estivo classico nelle località turistiche.

Il 5G non dovrebbe risolvere la congestione?
Il 5G aumenta la capacità, ma non la moltiplica all’infinito. In NSA lo smartphone mantiene due collegamenti: la gamba 4G, che fa da ancora, e la gamba 5G, che si aggiunge solo con segnale NR sufficiente. La banda 3,5 GHz ha copertura limitata: a distanza o indoor la gamba 5G viene rilasciata e resti sulla gamba 4G, che se è congestionata ti fa navigare male anche con il “5G attivo”.

Come faccio a sapere se il problema è il segnale o la congestione?
Confronta gli orari: se alle 7 di mattina voli e alle 19 sei bloccato nello stesso punto, è congestione. Se vai male a qualsiasi ora con RSRP e SINR scarsi, è copertura.

Le app tipo LTE Italy sono affidabili?
Sono utilissime come riferimento, ma sono database costruiti dagli utenti: possono essere incompleti o non aggiornati. Usale per orientarti, non come prova definitiva della configurazione di un sito.

Cambiare operatore risolve il problema delle vacanze?
Dipende dalla zona: in una località il migliore può essere il peggiore trenta chilometri più in là. L’unico modo serio è testare sul posto con metodo, oppure tenere una eSIM secondaria da attivare al bisogno come piano B.

https://youtu.be/2qF3fEmxXWU

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