Il nuovo Osservatorio AGCOM 2/2026 racconta un mercato TLC italiano da 58,84 miliardi. FTTH oltre 7,3 milioni di linee, traffico mobile in crescita del 21,7%, prezzi bundle giù del 17,7%. Ho letto le 46 slide e ti racconto cosa c’è dentro.
È uscito il nuovo Osservatorio AGCOM sulle Comunicazioni, numero 2/2026, con dati aggiornati a marzo 2026. Come al solito me lo sono letto slide per slide, e come al solito la maggior parte dei titoli che gireranno online ne prenderà solo un pezzettino. Provo a raccontartelo io per intero, con la mia lettura da uno che di queste cose ne scrive dal 2007.
Ti anticipo la sintesi che mi porto a casa: la fibra pura ha superato tutti gli altri modi di collegarsi, il mobile sta perdendo valore in maniera preoccupante nonostante il traffico esploda, e i prezzi delle telecomunicazioni italiane sono un’anomalia europea che ormai va spiegata seriamente.
Il mercato vale 58,84 miliardi, ma dentro succedono cose diverse
Indice dei contenuti
Il perimetro complessivo dei mercati vigilati da AGCOM (comunicazioni elettroniche, media, pubblicità online, servizi postali) nel 2025 ha generato 58,84 miliardi di ricavi, in aumento del 3,4% su base annua. Sembrano soldi, e sono soldi.
Il pezzo grosso resta la parte che seguo io: le comunicazioni elettroniche a 29,53 miliardi (+4,5%). Ma dentro c’è la storia di sempre, che ormai raccontano da quattro anni: la rete fissa cresce di 1,35 miliardi, il mobile perde 68 milioni. Se guardo l’intera finestra 2021-2025, il mobile ha bruciato 1,41 miliardi mentre il fisso ne ha guadagnati oltre 3.
Il valore del settore si sta spostando dalla SIM al modem. Ed è un movimento che sta continuando esattamente come previsto negli anni scorsi.
Rete fissa: 20 milioni di linee, ma quasi tutte in fibra ormai
A marzo 2026 le linee fisse in Italia sono 20,45 milioni. Il totale è sostanzialmente fermo (+125 mila in un anno, cioè niente), ma dentro sta succedendo la rivoluzione tecnologica che aspettavamo da un decennio.
Guarda come è cambiato il mix in un anno:
- FTTH al 36,1% (era 30,4%, +5,8 punti)
- FTTC al 39,7% (era 44%, -4,3 punti)
- FWA al 13,3% (+1,5 punti)
- Rame puro al 10,2% (era 13,3%, -3,1 punti)
Il sorpasso della fibra pura sulla FTTC è ormai questione di uno o due trimestri al massimo. Le linee FTTH crescono del 19,7% annuo, la FTTC crolla del 9,3%, la FWA continua il suo dignitoso più 13%. Il rame è ufficialmente in liquidazione controllata: perde tre punti l’anno, con questo ritmo tra tre anni non esiste più.
Un pensiero personale: negli ultimi due anni ho parlato spesso di FTTH con voi, ho recensito router, ho spiegato differenze tra XGS-PON e GPON, ho fatto video sulle prese ottiche. Quando ho iniziato a spingere su questi temi non era così ovvio che sarebbe stata “la” tecnologia. Adesso i numeri dicono che chi sta ancora su FTTC dovrebbe iniziare a chiedersi quando arriva la fibra vera sotto casa sua.
Quote di mercato: dove Fastweb+Vodafone si prende la leadership della fibra
Sul totale delle linee fisse, la classifica generale è ancora quella nota: TIM al 35,3%, Fastweb+Vodafone al 27,4%, WindTre al 14,4%. TIM perde però 1,7 punti in un anno, mentre Iliad guadagna 0,7 e diventa il quarto operatore per accessi diretti.
Il vero ribaltone però è dentro la sola FTTH, ed è la prima volta che vediamo il dato dopo che l’integrazione Fastweb+Vodafone è consolidata nelle statistiche:
- Fastweb+Vodafone al 28,7% (prima posizione)
- TIM al 27,1%
- WindTre al 15,6%
- Iliad al 7,3%
- Sky Italia al 6,3%
- Enel Fibra al 3,1%
Fastweb+Vodafone si prende la leadership della fibra pura. TIM tiene, ma perde 2,6 punti in un anno e si trova costretta a inseguire su una tecnologia che ha peraltro contribuito a costruire (siamo qui a parlare di FiberCop dopotutto). Sulla FTTC il quadro è ribaltato: TIM al 38,6% e Fastweb+Vodafone al 32,3%, ma è un mercato che si sta letteralmente prosciugando.
Rete mobile: 111 milioni di SIM, ma solo 78 milioni sono “human”
Le SIM totali sono 111,3 milioni, di cui 78,9 milioni human (quelle che usiamo noi persone) e 32,4 milioni M2M (macchina a macchina: contatori, allarmi, auto connesse, POS, IoT industriale). Le M2M continuano a crescere del 4% annuo, le human sono ferme.
Sulle SIM human la classifica è compressa come non è mai stata:
- Fastweb+Vodafone al 25,2%
- WindTre al 23,6%
- TIM al 22,3%
- Iliad al 16,1%
Tre operatori dentro tre punti percentuali, e un quarto che li insegue con costanza da anni. Iliad continua la sua marcia lenta ma inarrestabile: +1,0 punto in un anno, mentre TIM ne perde 1,2. In cinque anni Iliad è passata da comprimario a un operatore che ormai respira sul collo di TIM, e sul segmento residenziale è già al 18,6% (dove TIM è al 20%).
A proposito di segmenti: nel report AGCOM le SIM human si dividono tra residenziali (85,3% del totale, circa 67 milioni) e affari (14,7%, circa 12 milioni), e vale la pena spendere due parole tecniche su cosa vuol dire davvero questa distinzione. A livello di hardware la SIM è la stessa: stesso chip, stessa tecnologia UICC. Cambia però quello che sta scritto nel database dell’operatore (HLR/HSS/UDM a seconda della generazione di rete): la SIM affari ha profilo intestato a partita IVA, spesso APN dedicati per l’accesso a reti aziendali private, priorità QoS più alta, in molti casi IP statici e possibilità di essere agganciata a network slicing dedicate (soprattutto in 5G Standalone). Contrattualmente cambiano fatturazione, tutela consumeristica e Carta dei Servizi. Sulle offerte enterprise vere si aggiungono SLA con tempi di ripristino garantiti, assistenza dedicata e strumenti di gestione flotte.
Nella pratica però la maggior parte delle SIM affari sono partite IVA di professionisti e piccole imprese, che tecnicamente si comportano come una residenziale con fattura diversa. La componente enterprise vera (con APN privati, slicing, SLA rigidi) è una fetta minoritaria del segmento. Nel mercato affari il ranking cambia parecchio rispetto al residenziale: Fastweb+Vodafone al 38,5%, TIM al 35,5%, WindTre al 21,5%. Iliad qui è ancora praticamente assente (2,2%), coerentemente con una strategia che è sempre stata concentrata sul consumer.
Una cosa che voglio segnalarti perché mi sembra sottovalutata: le SIM in abbonamento sono calate del 21,5% in quattro anni. Ventuno per cento. Vuol dire che quel modello di clientela che gli operatori consideravano il più stabile (contratto, RID, bolletta mensile) si è dimezzato in favore delle ricaricabili. TIM tiene il 60,3% di quello che rimane degli abbonamenti “veri”, ma è un mercato che si è ridotto della metà. La guerra generazionale l’ha vinta la prepagata.
Il traffico dati esplode. Serio.
Adesso i numeri diventano importanti da capire, perché descrivono quanto la rete italiana lavora davvero.
Nel primo trimestre 2026, la rete fissa italiana ha smaltito 16,56 exabyte in download (+14,7% su base annua) e 2,34 exabyte in upload (+20,5%). Rispetto al 2022, il download è cresciuto del 52,6%, l’upload del 91,7%. Praticamente raddoppiato in quattro anni, e questo non è più solo Netflix: è cloud, è videosorveglianza IP, è backup, è videoconferenza, è gaming, è aggiornamento continuo di ogni singola app che abbiamo.
Sulla rete mobile l’accelerazione è ancora più violenta: 5,13 exabyte in download nel primo trimestre (+21,7% anno su anno). Ogni SIM human macina in media 1,10 GB al giorno (+19,3%). Nel 2022 eravamo a 0,60 GB al giorno. Quasi il doppio in quattro anni, e non stiamo contando il traffico Wi-Fi che poi si scarica: parliamo solo di dati cellulari.
Il picco settimanale sulla rete mobile ha toccato 11,8 Tbps a fine febbraio. Sul fisso il picco è stato di 35,9 Tbps. Numeri che dieci anni fa erano fantascienza, oggi sono routine di venerdì sera.
E adesso il pezzo che mi interessa di più: i prezzi
Questa parte va detta piano perché è quella che mi lascia più perplesso ogni volta.
L’indice ISTAT dei prezzi al consumo per i servizi di telecomunicazioni in pacchetto (bundle) in Italia è sceso del 17,7% in un solo anno (marzo 2025 – marzo 2026).
Ho controllato tre volte perché sembra un errore di battitura. Non lo è. Nel resto d’Europa nello stesso periodo:
- Germania: +1,7%
- Media UE-27: +9,9%
- Spagna: +20,1%
- Francia: +25,5%
Se allargo lo sguardo a cinque anni, l’Italia è l’unico paese in decrescita al -8,4%, mentre la media europea è a +10,1%. In dieci anni siamo scesi dell’1,9%, unica assieme alla Spagna che è a -8,4%. Il resto d’Europa è cresciuto tra +0,8% e +1%.
Cosa vuol dire in pratica: navigare, chiamare e vedere la TV in bundle in Italia costa meno che nel resto d’Europa e continua a costare meno di anno in anno. Per chi paga la bolletta è ovviamente una notizia buona. Per chi deve investire nell’infrastruttura è una notizia che pone parecchie domande sulla sostenibilità del modello economico degli operatori. Non a caso Vodafone se n’è andata comprando la piazza a Fastweb, non a caso si parla ricorrentemente di ulteriori consolidamenti.
Nota curiosa che sembra contraddittoria ma non lo è: gli abbonamenti a servizi di streaming audiovisivo (Netflix, Disney+, DAZN, Prime Video eccetera) in Italia sono cresciuti del 25,5% in un anno, secondi solo alla Francia. Quindi il “poco costa poco” vale solo sulle TLC pure, non su tutto quello che ci passa sopra.
Un giro veloce su media, VOD, social ed editoria
Il documento è pieno di dati anche su queste sezioni, ti dico velocemente quello che salta all’occhio.
Netflix stacca tutti con 9,3 milioni di utenti unici medi (in crescita), Prime Video insegue a 7,4, Disney+ scende a 3,5, DAZN risale a 2,8. Sui VOD gratuiti invece RaiPlay è la prima piattaforma per ore di navigazione con 36 milioni, davanti a Mediaset Infinity a 35.
Sui social TikTok ha ormai raggiunto 23,6 milioni di utenti unici mensili, ha superato LinkedIn (15,3) e Pinterest (13,1), e insegue Instagram (33,8). Facebook resta primo a 36,1 milioni ma è fermo da anni.
Editoria quotidiana in calo continuo: le copie complessive vendute sono scese del 7,6% in un anno, con le cartacee a -10% e le digitali quasi stabili a -1,1%. Il Corriere resta prima testata con 17,3 milioni di copie cumulate nel trimestre (contro le 22 del 2022).
Servizi postali: il pacco divora la lettera
Ricavi da consegna pacchi in crescita del 3,7% (con la componente internazionale che spinge), corrispondenza in calo dell’1,8%. I volumi di lettere del servizio universale sono giù del 31,3% in soli quattro anni. Amazon Italia Transport è ormai il primo operatore per ricavi sui pacchi con il 20,1%, seguito da Poste Italiane al 17,9% e BRT al 16,3%.
Cosa mi porto a casa
Cinque cose che secondo me contano davvero di questo Osservatorio:
- La FTTH è ormai vicinissima al sorpasso sulla FTTC, e chi non si è ancora attivato sulla fibra pura ha finestra di tempo brevissima per decidere
- Fastweb+Vodafone guida la fibra pura, TIM tiene ma perde terreno anno dopo anno
- Iliad continua la sua crescita costante sul mobile, il sorpasso di TIM non è più fantascienza
- Il traffico dati mobile è quasi raddoppiato in quattro anni, e questo prima o poi presenterà il conto in termini di investimenti infrastrutturali
- I prezzi delle TLC italiane sono i più bassi d’Europa e continuano a scendere, con un -17,7% nell’ultimo anno che non ha eguali nel continente
Sul canale ho parlato spesso di quanto il modello di ricavo delle telco italiane sia sotto pressione. Quando i prezzi bundle crollano di quasi il 18% l’anno e i ricavi mobile sono in calo strutturale, l’unica direzione possibile è o trovare nuovi ricavi (verticali B2B, IoT, servizi cloud, contenuti) o vedere ulteriori aggregazioni. Il 2026 sarà un anno da guardare con attenzione da questo punto di vista.
FAQ
Cos’è l’Osservatorio sulle Comunicazioni di AGCOM?
È una pubblicazione trimestrale del Servizio studi e analisi tecniche dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, che raccoglie dati su reti fisse e mobili, media, piattaforme digitali, servizi postali e prezzi. I dati sono forniti direttamente dagli operatori che operano nei diversi mercati.
Qual è oggi la tecnologia fissa più diffusa in Italia?
A marzo 2026 la FTTC (fibra mista rame) è ancora al primo posto con il 39,7% delle linee, ma la FTTH (fibra pura) è al 36,1% e sta per superarla. Il rame puro è sceso al 10,2%, l’FWA è al 13,3%.
Chi è il primo operatore FTTH in Italia?
Dopo la fusione Fastweb+Vodafone, il nuovo soggetto è primo con il 28,7% delle linee FTTH, davanti a TIM (27,1%), WindTre (15,6%) e Iliad (7,3%).
Quanto costa navigare in Italia rispetto al resto d’Europa?
Sui bundle di servizi TLC, l’Italia ha registrato un calo dei prezzi del 17,7% nell’ultimo anno, contro un aumento medio europeo del 9,9%. Siamo il paese con i prezzi più bassi e in maggiore decrescita del continente.
Quanti dati consuma in media un italiano con il traffico mobile?
Circa 1,10 GB al giorno per SIM human nel primo trimestre 2026, in crescita del 19,3% rispetto all’anno precedente. Nel 2022 eravamo a 0,60 GB al giorno.
Che differenza c’è tra una SIM residenziale e una SIM affari?
A livello di hardware sono identiche: stesso chip UICC, stessa tecnologia. La differenza sta nel profilo registrato nel database dell’operatore (HLR nelle reti più vecchie, HSS in 4G, UDM in 5G Standalone) e nel contratto. La SIM affari è intestata a partita IVA, ha fatturazione con IVA scorporabile, può avere APN dedicati per l’accesso a reti aziendali private, priorità QoS più alta, IP statici e possibilità di essere agganciata a network slicing dedicate (soprattutto in 5G SA). Sulle offerte enterprise vere si aggiungono SLA con tempi di ripristino garantiti e assistenza dedicata. Nella pratica però molte SIM affari sono partite IVA di professionisti che tecnicamente si comportano come SIM residenziali con fattura diversa. A marzo 2026 le SIM residenziali sono l’85,3% delle human (67 milioni), le affari il 14,7% (12 milioni).
Iliad supererà TIM nel mobile?
Al ritmo attuale di crescita (+1 punto percentuale l’anno per Iliad, -1,2 per TIM), il sorpasso arriverebbe nel giro di alcuni anni. Sul segmento residenziale Iliad è già al 18,6% contro il 20% di TIM.
SOSTIENIMI!
Per trasparenza: guadagno già tramite Google ADS ma non pensare chissà quanto! Se ti va di dirmi grazie o se ti va di mostrare un segno di gradimento è possibile aiutarmi attraverso questi canali.
→ Paypal -> Se sei un benefattore, puoi farmi una donazione sicura.
→ Amazon -> Grazie a link affiliati, mi permetti di ottenere piccoli guadagni. Su ogni acquisto che effettui ricevo dall'1 al 3% del prezzo dell'articolo, IVA escluso. Tu non paghi nulla in più, io invece, ricevo un compenso. Clicca qui e poi prosegui con i tuoi acquisti!



