Chi mi segue da un po’ lo sa: sono anni che parlo di FRITZ! sul canale, e non è un caso. Nel mondo del networking domestico e SoHo, dove ogni due anni ti tocca cambiare hardware perché “non è più supportato”, c’è un marchio tedesco che continua a fare le cose in modo diverso. E in questi giorni festeggia i suoi 40 anni di attività.
Sono andato a trovare Alessandro Guardini, Retail Sales di FRITZ!, allo stand di IFA Berlino 2026, e ci siamo seduti a fare una lunga chiacchierata che trovate nell’intervista integrale qui sopra. Da quella conversazione è uscita una convinzione che voglio condividere anche per iscritto con voi: il discorso su FRITZ! ormai va molto oltre il “router che funziona bene”. Tocca temi che dovrebbero interessare chiunque metta le mani su una rete, dal privato al system integrator: sovranità digitale, sicurezza informatica, risparmio energetico, controllo dei propri dati.
Riepilogo i punti principali emersi dall’intervista, con qualche mia considerazione aggiuntiva.
Longevità record: router che durano più degli smartphone
Indice dei contenuti
Partiamo da un dato che a me continua a fare impressione. Il mitico FRITZ!Box 7490, quello con il vecchio design rosso e argento uscito 12 anni fa, riceve ancora oggi aggiornamenti di sicurezza. Ce l’ho ancora in laboratorio e continua a fare il suo lavoro sporco senza fiatare.
Guardini a Berlino mi ha citato un dato interno che mi ha lasciato di stucco: un FRITZ!Box 3490 attivo e funzionante da 18 anni. Diciotto. Provate a pensare a un qualsiasi altro dispositivo elettronico che state usando adesso: quanti compiranno 18 anni sul vostro scaffale?
Questa non è nostalgia da appassionati. È un modello di business che scardina l’obsolescenza programmata su cui si regge buona parte dell’elettronica di consumo. Quando comprate un FRITZ!Box non state comprando un pezzo di plastica usa-e-getta, state facendo un investimento a lungo termine. E in un momento in cui tutti parlano di sostenibilità, forse è il caso di iniziare a pretenderla anche nei nostri armadi tecnici.
Sovranità digitale: perché un router europeo fa la differenza
Qui entriamo in un tema che sul canale ho toccato diverse volte, e che oggi è più attuale che mai. Lo scenario geopolitico è quello che è, e vi butto un numero che a Berlino è tornato più volte nella conversazione: il 93% del traffico internet europeo passa attraverso i modem router. Il 93%.
Immaginate cosa succederebbe se domani, su dispositivi prodotti fuori dall’Europa, venissero attivati dei key switch — interruttori di spegnimento remoto. Intere nazioni potrebbero ritrovarsi isolate dalla mattina alla sera. Non è fantascienza, è uno scenario di rischio che nel 2026 si discute a livello istituzionale.
Per FRITZ! la sovranità digitale è un impegno concreto, non uno slogan da conferenza:
- Sviluppo hardware e software in Europa, per garantire stabilità e riservatezza dei dati che passano dal vostro salotto
- Un team interno di sviluppatori che progetta FRITZ!OS in modo che le nuove funzionalità arrivino anche sui modelli più vecchi (ecco perché il 7490 di 12 anni fa continua ad aggiornarsi)
- La partecipazione all’alleanza Safenet con altri marchi europei, per dimostrare che l’Europa nel networking sa innovare da sola
Il risultato in termini di cybersecurity? Secondo le statistiche CVE, FRITZ! non riceve attacchi critici dal 2015. Se seguite il mondo della sicurezza di rete sapete quanto sia un dato fuori scala.
Fiber DSL 790: quando l’ONT sparisce dentro al router
Veniamo alle novità hardware, perché immagino sia il pezzo che state aspettando. Il Fiber DSL 790 è probabilmente il prodotto più interessante di questa ondata, e allo stand di Berlino l’ho potuto vedere dal vivo.
Chi ha la fibra a casa lo sa: l’operatore ti piazza in casa un dispositivo esterno chiamato ONT (Optical Network Terminal), quel mattoncino con la lucina verde che converte il segnale ottico in elettrico prima di arrivare al modem. Il Fiber DSL 790 fa una cosa apparentemente semplice ma dalle conseguenze enormi: integra l’ONT direttamente dentro al router.
Cosa cambia per voi, in pratica?
- Superficie d’attacco ridotta. Un ONT esterno separato può essere un punto di vulnerabilità: se qualcuno ci mette le mani, è già dentro al perimetro. Eliminarlo significa una porta in meno da presidiare.
- Meno hardware, meno guasti. Un dispositivo in meno da alimentare, da spolverare, da sostituire quando decide di andare in blocco alle 23 di sabato sera.
- Consumi ridotti. Il Fiber DSL 790 è ottimizzato per consumare appena 12 W. Tolto l’alimentatore dell’ONT esterno e sommato tutto sull’arco dell’anno, con le bollette che ci ritroviamo il conto lo fate da soli.
Nota sul mercato italiano, perché tanto lo so che me lo chiederete nei commenti. La situazione da noi è ancora quella che è: molti operatori italiani continuano a imporre l’ONT esterno per motivi che di tecnico hanno poco. Il Fiber DSL 790 include comunque una porta WAN e resta un dispositivo future-proof. FRITZ! continua a spingere sulla battaglia del modem libero totale, quella per cui vorremmo poter collegare il cavo della fibra ottica direttamente al modem di nostra scelta senza mediazioni. Sul canale continuerò a monitorare la situazione, come sempre.
Cloud privato e zero abbonamenti grazie alla porta USB
Chiudiamo con una funzionalità che secondo me è sottovalutatissima e che dovrebbe far riflettere chiunque paghi ogni mese un abbonamento a Google Drive, iCloud o Dropbox.
Sul retro di quasi tutti i FRITZ!Box trovate una porta USB. Ci attaccate un hard disk esterno, o meglio ancora un SSD, e in cinque minuti avete montato il vostro cloud privato personale. Punto.
Tramite le funzionalità VPN integrate, la gestione dell’IP dinamico via MyFRITZ! e l’app MyFRITZ!App, potete:
- Accedere a tutti i vostri file da fuori casa, in modo cifrato
- Condividere cartelle o singoli file con parenti e collaboratori senza passare da server terzi
- Tenere i vostri dati fisicamente dentro casa vostra, sotto il vostro controllo, invece che sui datacenter di multinazionali che non avete mai visto in faccia
Costo aggiuntivo dell’operazione: zero euro di abbonamento. Investimento una tantum: un hard disk. Fatevi due conti su quanto pagate di cloud all’anno e capirete che il router si ripaga da solo.
Le mie conclusioni dall’intervista di Berlino
Tornando dallo stand FRITZ! di IFA con il registratore pieno, la sensazione che mi è rimasta addosso è che questi 40 anni non siano un traguardo celebrativo ma una rincorsa. La lineup 2026 va in direzione opposta al resto del mercato: mentre gli altri accorciano i cicli di vita dei prodotti, qui il FRITZ!Box 7490 del 2013 riceve ancora la stessa patch di sicurezza del modello di punta appena uscito.
Un dettaglio pratico che a Guardini ho fatto notare anche in intervista, e che mi piace citare sempre: grazie al backup integrato di FRITZ!OS, migrare da un modello a un altro è banale. Fate il backup dal vecchio router, lo caricate sul nuovo, e tutti i dispositivi Wi-Fi si riconnettono da soli senza dover reinserire una password. Chi ha mai fatto un cambio router in famiglia sa quanto questa cosa valga oro.
Se vi state chiedendo se sia il momento giusto per passare a un FRITZ!Box, o per aggiornare quello vecchio con un nuovo Fiber DSL 790, la mia risposta è la stessa che ho dato allo stand a Berlino a un ragazzo tedesco che me lo chiedeva davanti alla vetrina: dipende da cosa vi aspettate dal vostro router nei prossimi dieci anni. Se lo pensate come un elettrodomestico che sostituirete presto, tanti brand vanno bene. Se lo pensate come infrastruttura, il ragionamento cambia.
A voi la parola: che FRITZ!Box avete a casa? Da quanti anni sta acceso sullo scaffale a fare il suo lavoro? Fatemelo sapere nei commenti, sono curioso di raccogliere le vostre esperienze — soprattutto se avete ancora modelli storici in produzione. E se avete domande sull’intervista o sulla nuova lineup viste a Berlino, sotto il video le raccolgo tutte.


