Ho appena svuotato la cantina. Chi mi segue su Telegram (https://t.me/francescorenzoconnesso) sa che ne è uscita qualche piccola rivoluzione domestica. Ma tra le sorprese vere ci sono due pezzi che meritano un video ciascuno: un vecchio modem ADSL Alice — su cui conto di tornare — e una chiavetta USB da 4 GB.
Non una chiavetta qualsiasi. All’epoca 4 GB in formato USB stick erano una rivoluzione, e la mia in particolare Windows la vedeva come disco rigido, non come dispositivo di archiviazione rimovibile. Quando la infilo nella porta USB si sentono dei rumorini meccanici tenuissimi, il che fa pensare che dentro non ci sia una flash NAND ma un vero e proprio microdrive miniaturizzato. Un piccolo pezzo di storia dell’informatica consumer, prima che le NAND diventassero economiche abbastanza da mandare tutto in soffitta.
Inutile dire che oggi, collegata al PC Windows, non si legge. Icona presente, disco riconosciuto, ma nessun accesso al contenuto. Prima di buttarla ho voluto provarci: e la sfida è arrivata al momento giusto, perché ho tra le mani la versione 20.1.0 di EaseUS Data Recovery Wizard, quella con la nuova tecnologia SSR di cui si parla dallo scorso dicembre.
Cosa promette SSR (SmartSector Rebuild Engine)
Indice dei contenuti
Il comunicato ufficiale EaseUS su PR Newswire descrive SSR come il primo motore di recupero pensato specificamente per i file frammentati su supporti esterni con anni di utilizzo alle spalle. L’algoritmo lavora incrociando tre fonti di informazione:
- le firme interne dei dati (data signatures)
- i metadati residui ancora leggibili sul supporto
- la prossimità fisica dei blocchi
L’idea è ricostruire file che gli strumenti tradizionali danno per persi, rimettendo insieme frammenti che presi singolarmente sarebbero classificati come rumore. Prima del recupero effettivo è possibile un’anteprima, che evita di sprecare licenza o tempo su file che verrebbero fuori corrotti.
Il dato dichiarato: +30% sul tasso di successo
EaseUS dichiara un incremento del 30% del tasso di successo su file system FAT32 ed exFAT. Guarda caso, sono esattamente quelli montati sulle chiavette USB come la mia. Il +30% è un dato del produttore, non un benchmark indipendente. La direzione tecnica però è coerente: un algoritmo che ragiona anche sulla prossimità fisica dei blocchi ha oggettivamente più informazione da usare rispetto a uno che ragiona solo sulle signature.
Sui formati che soffrono di più della frammentazione — JPEG, MP4, DOCX, PDF — il salto dovrebbe essere il più evidente. Basta un blocco intermedio mancante e il file, tecnicamente recuperato, all’apertura risulta illeggibile.
Il mio caso d’uso: pessimo scenario ideale
Se dovessi disegnare in laboratorio il caso peggiore per un software di recupero, sceglierei più o meno quello che ho in mano ora: un supporto elettromeccanico di quindici o vent’anni fa, che il sistema operativo non monta, con potenziale usura fisica e un file system che non è più garantito integro. Se SSR mantiene quello che dichiara sulle chiavette moderne “long-used”, una vecchia gloria come questa è il banco di prova.
Il workflow è a tre step: scansione, anteprima, recupero. La versione gratuita permette di recuperare fino a 2 GB di dati, che nel mio caso sono più che sufficienti per capire se il software vede qualcosa.
Un altro punto: tutto il processo è locale. Nessun file viene caricato su server esterni. Su dati potenzialmente sensibili — e chi lo sa cosa c’è ancora su quella chiavetta dopo tutti questi anni — è la scelta corretta, e va detto perché non tutti i tool cloud-based garantiscono lo stesso.
Nel video, il verdetto
Nel video su YouTube trovate la prova sul campo passo passo: cosa vede EaseUS Data Recovery Wizard 20.1.0 di quel supporto che Windows dà per morto, quanti file estrae davvero, e in che stato. Se SSR fa quello che promette lo scopriamo lì.
Post e video realizzati in collaborazione con EaseUS.
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